il divano, il mobile che non vediamo più

Il divano è così integrato nelle nostre case che abbiamo smesso di notarlo.
In pelle o in tessuto, a due, quattro o sei posti, piccolo, medio o grande, ci segue in ogni fase della vita. La domenica mattina davanti alla tv quando siamo bambini, poi, più avanti, per sederci e riprendere fiato. È il pezzo di conforto della casa, dove ci ritroviamo da soli o in compagnia per condividere un momento della nostra quotidianità.
Una stanza tutta per sé
Questo rifugio incarna presto un intero mondo, una specie di stanza tutta per sé dentro casa. Spesso viene sostituito poco, per mancanza di mezzi economici ma anche per il suo valore affettivo, e passa da un trasloco all’altro, portando con sé il suo carico di ricordi e adattandosi a ogni spazio.

Tuttavia, questo piccolo frammento di vita non si ferma alla porta dei nostri salotti. Nei musei, nelle sale d’attesa e nei caffè, vede sfilare vite intere che condividono per un istante lo stesso pezzo di stoffa. Ancor più, è nei luoghi di convivialità e negli spazi sociali che acquista tutto il suo senso. Lì non serve soltanto a sedersi, serve a incontrarsi.
È il caso, in particolare, delle Maisons des jeunes et de la culture (MJC), associazioni che accompagnano e valorizzano gli abitanti di un quartiere, in particolare i giovani, attraverso laboratori di vario tipo. Si arriva inizialmente per un’attività e si finisce per restare per le persone. Tra un laboratorio e l’altro, all’ora della merenda o in attesa di un appuntamento, è spesso sul divano che si gioca tutto. Ci si incrocia, si chiacchiera, si fa conoscenza. È il punto di ritrovo informale, quello che contribuisce a trasformare un luogo di attività in un luogo di vita.
Dove tutto comincia
Qui i divani non si limitano più a guardare il mondo che passa, accompagnano percorsi. Dopo la scuola, un bambino ci fa merenda con altri mentre la madre è a un appuntamento e si fa i primi amici senza nemmeno accorgersene. Più tardi ci torna per i laboratori, scopre una pratica, incontra nuove persone. Poi ci va con i suoi amici, prende le misure, si impegna, si offre di accompagnare a sua volta i più giovani che gli somigliano. Un giorno sono i suoi stessi figli a sistemarcisi e, più grande, ci passa per mantenere il legame con il quartiere, ritrovare volti noti, restare un anello della comunità. E il ciclo ricomincia.
Ricambiare il favore
Per Alchimist questo arredo non ha nulla di banale. Ci piace riunire e condividere per creare legami con il maggior numero possibile di persone. Siamo nel XIX arrondissement di Parigi, un quartiere che ci sta a cuore perché incarna la diversità e la mescolanza della città, e abbiamo beneficiato in gran parte di queste strutture associative, come partecipanti o come relatori. Ci sembrava quindi naturale restituire alla comunità ciò che ci ha dato.
È con questo spirito che abbiamo collaborato con il marchio danese di arredamento OMHU. Specializzato in divani convertibili, propone modelli che si adattano a ogni uso e a ogni pubblico. In occasione della campagna dedicata al TEDDY, diventato «TEDY» nella sua versione dupe, OMHU ha prima di tutto preso in giro i marchi che avevano copiato il suo design, ma ha anche inserito un messaggio sull’accessibilità, offrendo il divano a metà prezzo.

Abbiamo voluto prolungare questa idea donando il divano al Centre Social et Culturel Jaurès-Petit-Pantin (J2P). Un modo per offrirgli una seconda vita, dove verrà davvero usato, in un luogo di accoglienza, in mezzo agli abitanti, per incontri, pause e momenti condivisi (e, speriamo, tante merende). Perché, in fondo, un divano non è mai così utile come quando è condiviso.
Su OMHU
OMHU è un marchio di arredamento con sede a Copenaghen, noto soprattutto per il suo iconico divano TEDDY. Il suo design modulare e impilabile è diventato uno dei mobili più riconoscibili e più copiati su internet.
Sul Centre Social et Culturel Jaurès-Petit-Pantin (J2P)
Jaurès-Petit-Pantin (J2P) è un’associazione di quartiere con sede nel XIX arrondissement di Parigi. Dal 1997 persegue obiettivi di sviluppo sociale, culturale ed economico locale. Oggi l’associazione gestisce un centro sociale e culturale e continua a portare avanti un progetto per il territorio. A questo scopo vengono organizzate numerose attività (sociali, educative, culturali o ricreative) e diversi momenti di convivialità (feste di quartiere, animazioni di strada, serate a tema…).
Articolo in collaborazione con OMHU
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